Discussione: 300 anni fa...
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Vecchio 19-01-07, 16:41   #1 (permalink)
spirit_of_scotland
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L’unione tra Inghilterra e Scozia ha 300 anni ma la ricorrenza non interessa più a nessuno


Giovanni Polli
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Il 16 gennaio 1707, un secolo e quattro anni dopo l’unificazione dei regni scozzesi e inglesi, fu ratificato l’atto di unione anche tra i due Parlamenti. E in molte parti della Scozia scoppiò la rivolta, al punto che venne imposta la legge marziale.
A trecento anni esatti da quella data simbolica (l’unione divenne effettiva il primo maggio 1707), non è succsso proprio nulla. Al punto che lo stesso Scotsman, il quotidiano più diffuso nella terra di Braveheart, si è chiesto: «300 anni. Dov’è la grande festa per celegbrare l’unione?». Bella domanda. «È chiaro che non è stato fatto nulla per celebrare l’evento», si risponde da solo il giornalista Hamish MacDonell che ha firmato il servizio.
A dire il vero, qualcosa è stato fatto. Proprio fuori dall’ingresso principale del nuovissimo edificio di Holyrood che ospita il Parlamento scozzese, riaperto esattamente dieci anni fa grazie alla devolution, qualcuno ha messo un manifesto che parla chiaro: «300 anni con il cappello in mano». In effetti, per Edimburgo, la firma dell’Atto di unione fu sostanzialmente una svendita di ciò che restava della propria propria sovranità a Londra, in cambio, recita l’articolo 14, di 398.085,10 sterline, indispensabile anche per ripianare i costi della sfortunata impresa coloniale di Darien, a Panama. Per essere più convincenti durante il “dibattito” che precedette l’Atto, gli inglesi spostarono a Newcastle, vicino al confine scozzese, un cospicuo contingene militare al comando del generale Wade.
Per gli inglesi, da quel momento, non cambiò nulla, a parte la presenza di un rappresentante scozzese a Westminster.
Facile immaginare che i britannici, oggi, non abbiano molto da festeggiare. Perché i fermenti indipendentisti sono sempre molto forti in Scozia, malgrado la parziale forma di autonomia ottenuta con la devolution. Secondo un sondaggio dello scorso novembre, il 51% degli scozzesi è favorevole all'Indipendenza, solo il 39 si pronuncia a favore del mantenimento dell’unione mentre il 10% non ha un’opinione in merito. «C’è un sostegno all'indipendenza più forte che mai», ha dichiarato il leader dello Scottish National Party (Snp) Alex Salmond che ricorda come sempre più «la gente si sente più scozzese che britannica».
Non solo. Da un po’ di tempo a questa parte si alza la voce anche di molti inglesi che, a fronte dell’esistenza del Parlamento di Edimburgo, chiedono un Parlamento specifico anche per l’Inghilterra. Una camera che serva per dibattere e deliberare in modo esclusivo sugli argomenti di interesse proprio. Ma il premier londinese Tony Blair, che pure fu l’artefice della devolution scozzese e gallese, non ne vuole nemmeno parlare. E ha definito questa idea come «impraticabile» e «non necessaria», dal momento che, a suo dire, la popolazione dell'Inghilterra rappresenta già la «stragrande maggioranza» di quella del Regno e non abbia quindi bisogno di ulteriore rappresentanza parlamentare.
Fatto è che anche per Londra quella di martedì non è stata una ricorrenza particolarmente festosa. Unico evento, la presentazione di una nuova moneta celebrativa da due sterline. Ma è significativo il fatto che anche lo stesso Gordon Brown, il ministro delle finanze britannico, fervente nemico di ogni prospettiva indipendentista per gli scozzesi -che aveva voluto il nuovo conio, non si è fatto vedere alla cerimonia di presentazione della moneta. Era in India, in visita ufficiale.
Ma le attese, per conoscere le vere tendenze in atto nella società scozzese sono tutte rivolte alle elezioni - le terze dalla riapertura del 1999 - del Parlamento scozzese che si terranno il prossimo 7 maggio. Attualmente la maggioranza è costituita dall’alleanza tra laburisti e liberaldemocratici, con l’Snp, all’opposizione, al secondo posto per numero di seggi occupati. Le previsioni indicano una nuova crescita per gli indipendentisti scozzesi che, complice anche un prevedibile arretramento del labour, potrebbero divenire il partito di maggioranza relativa. Al punto che gli osservatori danno per possibile l’ingresso della forza nazionalista nella maggioranza, in coalizione con i liberaldemocratici.
Il leader Salmond punta molto sulla possibilità di chiedere un referendum sull’indipendenza in caso di forte vittoria elettorale. Facile comprendere il motivo per cui, i Londra abbia poco da celebrare in questo trecentesimo anniversario di un Unione sempre più in bilico.
vi dirò...anche a me piacerebbe una scozia libera e indipendente, ci ho pensato spesso...l'inghilterra ha teso sempre, più o meno, a "calpestare" gli stati annessi...voi che ne pensate?
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NEMO ME IMPUNE LACESSIT (motto nazionale scozzese, traduz.:"Nessuno mi ferì impunemente")
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